Professione: funzione pubblicistica e tutela degli iscritti

Proposte per l’Assemblea straordinaria dei Presidenti degli Ordini territoriali dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili

Roma, 19 marzo 2019.

Un nuovo, articolato e partecipato “piano strategico” per spiegare all’opinione pubblica l’attualità e l’utilità della “professione economico-giuridica”. L’impegno forte per “unire la Categoria”, valorizzando il merito e la passione sulle “logiche di appartenenza” per la selezione della sua classe dirigente. Questo chiede il Comitato Esecutivo dell’ANDoC ai vertici dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Un “cambio di passo”, che dissolva le nubi di una “campagna elettorale permanente” e che indirizzi gli sforzi di una comunità compatta ad “essere utile a sé stessa”, oltre che “al Paese” (come recitava il fortunato slogan di qualche anno addietro). 

Da troppo tempo la Categoria dei Dottori Commercialisti “subisce il cambiamento” e, in alcuni casi, nemmeno prova ad “orientarlo”, rinunciando al suo naturale ruolo di riferimento per la “tutela della fede pubblica nelle relazioni economiche” e di “motore del confronto culturale e tecnico” in tale ambito. Troppe grida d’allarme sono state lasciate inascoltate, nell’errata convinzione che “il mercato dovesse fare il suo corso”, dimenticando che gli Ordini Professionali sono nati proprio per “correggere” le possibili storture della “libera concorrenza”. È stato ampiamente superato il momento in cui andava innalzato un argine forte e autorevole contro il declino, non solo economico ma soprattutto etico e culturale, del Paese e della nostra Professione.

Dalla metà dello scorso decennio, i rapporti di forza tra “burocrazia statale” e “professione economico-giuridica” si sono progressivamente sempre più sbilanciati a favore della prima, che ha chiesto ed ottenuto che il legislatore non “delegasse” ma “imponesse” funzioni pubblicistiche ai professionisti senza, però, attribuirgli specifiche prerogative: in molti casi, senza nemmeno riconoscergli un “ruolo formale” ma solo “responsabilità civili e penali”. Tardiva e, per certi versi, mortificante è l’invocazione all’equo compenso. In un “paese civile”, la valorizzazione e la tutela del lavoro dovrebbero essere elementi scontati dell’ordinamento. In Italia, la “culla del diritto”, è deprimente che la “burocrazia statale” sia riuscita quasi ad annullare il confronto “alla pari” con le professioni liberali o, almeno, con la nostra. È più una certezza che un timore che a nulla serviranno le tanto invocate “specializzazioni” se l’ordinamento legale continuerà a favorire gli “interessi corporativi” al “merito”, le “ragioni dei forti” al “giusto”, l’utilità del breve periodo ad una visione strategica del bene comune.

Nei momenti difficili, tutti sono chiamati ad esercitare la responsabilità, verso sé stesso e verso la collettività. Mai, come oggi, questa Categoria ha bisogno di un “ragionato scatto d’orgoglio”, finalizzato in primo luogo a “riorganizzare” le proprie istituzioni. L’Ente Pubblico difenda la “fede pubblica” e i principi fondamentali sanciti dalla nostra Carta Costituzionale, perseguendo obiettivi di Giustizia, Legalità, Pari opportunità. I singoli Iscritti si organizzino per dare “maggiore forza” al loro “libero pensiero”, difendendo il “sistema ordinistico” e i sacrifici propri e di chi li ha preceduti per assicurare alla Collettività un Paese giusto, armonico e meritocratico, basato sul confronto, la dignità del lavoro e la valorizzazione della conoscenza.

Il Comitato Esecutivo

La notizia su ANSA.it

http://www.ansa.it/professioni/notizie/ordini_professionali/2019/03/19/commercialisti-piano-tutela-categoria_dd05cc05-ce22-482c-86bc-b32e5fd75c1d.html

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