Escapologo fiscale professionista o illusionista? Intervista ad Amelia Luca

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Il 13 giugno si è svolta a Roma, nella sala Nassyria di Palazzo Madama, la presentazione di uno studio dal titolo «La rinuncia dei redditi, come resistere alla pressione fiscale» incentrato sulla nuova figura di «consulente» autodefinitasi «Escapologo fiscale». Ci è sembrata una invasione di campo rispetto alla figura professionale riconosciuta e regolamentata del Commercialista. Abbiamo così chiesto il parere della presidente dell’Associazione Nazionale Dottori Commercialisti (Andoc), la dottoressa Amelia Luca.

Edicolaweb: Dottoressa Luca, cosa ne pensa dell’iniziativa?

Amelia Luca: Siamo molto perplessi che proprio in una sede istituzionale come il Senato, sia dato spazio a interventi di questo tipo. Non condividiamo infatti per nulla i sistemi e i metodi della cosiddetta escapologia fiscale.

D: Che cosa c’è secondo lei che non va in questa nuova metodologia?

R: Al di là del merito tecnico delle soluzioni proposte, largamente confutabili, ci preoccupano tre aspetti di quanto questo «imprenditore/consulente», va sostenendo. Per prima cosa l’idea che i professionisti siano costosi ed inutili azzeccagarbugli; poi che le soluzioni siano semplici e a portata di «internet»; e infine che l’unico modo per il contribuente di rapportarsi con lo Stato sia quello di fare il «furbo».

D: Quali sono dunque i requisiti di un buon consulente fiscale deve possedere?

R: Lo studio, l’aggiornamento, l’innovazione continua della propria organizzazione per rispondere alle esigenze sempre diverse dei clienti, sono il pane quotidiano dei dottori commercialisti italiani e tutto questo non può essere messo in discussione da un signore improvvisato e non qualificato. La specializzazione e la professionalità sono il cuore dell’economia moderna e dei servizi evoluti. Non si capisce perché questo non sarebbe vero per la materia tributaria.

D: Il contribuente che si sente pressato dallo Stato, come può difendersi?

R: La soluzione per pagare le giuste imposte non si trova su internet. La rete può dare informazioni e stimoli, ma, come per ogni problema complesso, in materia fiscale è necessaria la profondità di analisi, conoscenza e professionalità. Deve essere chiaro che i commercialisti italiani non lavorano per aiutare i «furbi», ma per permettere a imprese e contribuenti di essere in regola con la complessa normativa tributaria e di difendersi da ingiuste pretese dello Stato. E’ chiaro che una legislazione ridondante e confusa, la cui semplificazione non può essere più rinviata, crea l’humus ideale per personaggi ed iniziative che promettono inesistenti soluzioni facili, immediate e miracolose.

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