Miani: “Insoddisfacenti anche le misure fiscali del nuovo decreto”

Essere uniti, far sentire una sola voce che sia forte e autorevole. In questo momento storico si può e si deve. Mai prima d’ora l’Italia è rimasta per così tanto tempo con i motori dell’economia quasi completamente spenti. Dividersi e criticarsi sarebbe una scelte scellerata, folle. Per questo, i commercialisti sono tutti uniti al fianco del Consiglio nazionale. Faremo proposte e critiche costruttive sempre per il bene del Paese, della categoria e dei nostri clienti. Sperando che, uniti, gli italiani possano tornare più forti di prima.

Di seguito, pubblichiamo il comunicato del Consiglio nazionale dei commercialisti (fonte press-magazine) che dà un primo giudizio sul nuovo decreto “liquidità” del governo.

 

Persistente brevità del periodo di sospensione dei versamenti, eccessiva prossimità della data di ripresa della riscossione dei versamenti sospesi e del relativo periodo di rateazione, ulteriore complessità normativa. E’ negativo il giudizio del Consiglio nazionale dei commercialisti sugli aspetti fiscali e contabili del “Decreto Liquidità” del governo.

 

Nuove complicazioni in arrivo

“Stando alle bozze che circolano in queste ore – afferma il Presidente del Consiglio nazionale della categoria, Massimo Miani – sul tema fiscale per l’ennesima volta siamo di fronte ad un intervento che invece di semplificare norme e procedure come sarebbe necessario in un periodo di assoluta emergenza come quello attuale, finisce per complicarle ulteriormente e ingiustificatamente, a partire dall’individuazione dei ricavi/compensi in modo distinto per i mesi di marzo e aprile 2020 e dall’esigenza di raffrontare gli importi così determinati con quelli relativi ai corrispondenti mesi del 2019”.

“Per i soggetti in contabilità ordinaria che determinano i ricavi in base al principio di competenza questo si traduce – prosegue il numero uno dei commercialisti – nella necessità di effettuare le scritture di assestamento che normalmente si effettuano una volta all’anno in sede di redazione del bilancio per quattro volte in due mesi, con buona pace della semplificazione. Il riferimento al fatturato avrebbe certamente agevolato la verifica delle condizioni previste dalla legge”.

 

Serviva un blocco generalizzato

“Per questo – aggiunge Miani – avevamo auspicato un blocco generalizzato dei versamenti fino al 30 settembre, che comprendesse non solo i versamenti periodici di Iva, ritenute, contributi previdenziali e premi assicurativi, ma anche quelli relativi alle dichiarazioni dei redditi e Irap che scadono il 30 giugno. Fu fatto l’anno scorso a causa dell’introduzione dei nuovi ISA, non vedo come non si possa fare quest’anno in presenza di una situazione emergenziale di queste dimensioni, con problemi di liquidità che non saranno certo ancora risolti e con la programmazione del lavoro nei nostri studi che a questo punto è completamente saltata”.

Secondo il numero uno dei commercialisti “si continua in realtà a procedere a piccoli passi, con proroghe di breve durata, e con riaperture di termini che, pur apprezzabili, hanno il sapore di una beffa per i contribuenti e i commercialisti che, anche in questo periodo, hanno fatto “salti mortali” per rispettare le scadenze originarie. Un legislatore più attento alle reali esigenze di contribuenti e professionisti avrebbe dovuto invece concedere sin dall’inizio maggior tempo per tutti i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni e per la trasmissione all’Agenzia delle Certificazioni Uniche i cui termini sono scaduti, rispettivamente, il 20 e il 31 marzo scorsi, e per i quali si viene ora a sapere che possono essere “tranquillamente” effettuati, senza sanzioni, entro il 16 e il 30 aprile prossimi”.

 

Scarsa conoscenza del Paese reale

Miani afferma poi di temere “che vi sia scarsa conoscenza della situazione reale del Paese da parte di chi scrive le norme. Citiamo un esempio: la soglia di tolleranza “surreale” del 20% sugli acconti calcolati con metodo previsionale anziché la drastica riduzione, se non l’eliminazione, degli acconti calcolati con il metodo storico. Ci si aspettava misure molto più coraggiose come la sospensione dei versamenti derivanti da avvisi bonari, accertamenti con adesione e altri istituti deflativi del contenzioso, la possibilità di compensare i crediti 2019 relativi a imposte dirette e IRAP anche prima della presentazione della relativa dichiarazione. O ancora la sospensione del blocco delle compensazioni in presenza di debiti scaduti di importo superiore a 1.500 euro e del blocco dei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche in presenza di debiti scaduti di importo superiore a 5.000 euro, nonché dei pignoramenti presso terzi o ancora la disapplicazione dell’ingiustificabile norma di proroga di due anni dei termini di riscossione e accertamento in scadenza nel 2020. Non resta che sperare nel prossimo Decreto di aprile”.

 

Sforzo su liquidità significativo, dubbi su tempi e finalizzazione.

In mattinata Miani si era espresso anche sulla bozza di decreto che si concentra sulle modalità di concessione di liquidità alle imprese.

“I quattrocento miliardi messi in campo – ha detto nel corso di una diretta Facebook – sono sicuramente una cifra molto importante, uno sforzo sul fronte della liquidità che non può che essere apprezzato. Ora bisognerà però vedere se e quando le risorse arriveranno davvero alle aziende. Purtroppo da questo punto di vista l’esperienza fatta con l’erogazione dei fondi stanziati con il “Cura Italia” non è stata positiva. Il nostro auspicio è che l’eccesso di burocrazia che caratterizza il nostro Paese non sia un freno anche in questa circostanza. Le nostre aziende hanno immediato bisogno di ossigeno”.

Miani, pur apprezzando l’impianto complessivo degli interventi sulla liquidità da garantire alle imprese, ha però espresso “perplessità su tempi e finalizzazione dell’intera operazione”. “Se quello per i finanziamenti fino ai 25mila euro sembra un meccanismo abbastanza semplice – ha spiegato – per tutto il resto, dove la garanzia dello Stato non è al 100% e sono previste istruttorie da parte delle banche, siamo un po’ perplessi sui tempi e anche sulla finalizzazione di questi finanziamenti.

Sui tempi in primis, perché comunque ci sarà l’intero mondo delle imprese che si rivolgerà alle banche per avere liquidità e quindi l’evasione delle pratiche sarà presumibilmente lunga e difficile. Lasciano perplessi anche i termini per la restituzione: due anni per il preammortamento e sei anni per la restituzione sono probabilmente troppo poco. Alla fine quest’anno viene concesso tutto, ma poi i debiti andranno comunque rimborsati e contestualmente molti saranno chiamati a ricapitalizzare: non sarà affatto una cosa semplice”.

Miani ho poi sottolineato il ruolo che avranno i commercialisti in questa fase. “Essendoci dalle istruttorie da predisporre – ha detto – il lavoro che dovremo svolgere per assistere i nostri clienti nella presentazione della documentazione alle banche sarà determinante anche in questo caso. Ora servono procedure semplificate”.

 

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